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Come si fa a lasciare andare
Questa mail potrebbe risolversi in tre parole, perché la risposta al “come si fa a lasciare andare?”, ahimè, è “non si fa”.
Lasciare andare non è un concetto semplice nei giorni in cui viviamo. È molto più intuitivo accumulare, comprare, trattenere, trovare sicurezza nelle cose, nelle persone e nelle situazioni.
È un territorio talmente poco esplorato che a volte viene usato come consiglio (apparentemente saggio) per chi si trova in un brutto momento.
"Devi lasciare andare".
Sì, ma come faccio? Come faccio a lasciare andare quando ho paura? Cosa vuol dire? Quali step devo seguire? Cosa si fa come prima cosa? E come starò dopo? Siamo sicuri che andrà bene?
Ecco. Lascia perdere quel consiglio.
Lasciare andare non è qualcosa che “si fa”.
Non è un atto volontario, non è il risultato di uno sforzo della tua mente o dell’esercizio della tua determinazione.
Puoi decidere scientemente che vuoi lasciare andare qualcosa (o qualcuno), e lo puoi fare in senso operativo, puoi cioè fare l’azione che ti permette materialmente di mettere distanza tra te e quel qualcosa (o qualcuno), ma il distacco energetico, quella dimensione in cui il lasciare andare non è sofferenza ma consapevolezza, non è un processo che puoi fare, ma una conclusione naturale di un percorso energetico.
Un albero non lascia andare le sue foglie perché vuole, perché ha deciso che deve, o perché razionalmente sa che non fanno più per lui.
Non è nemmeno una sua azione. Non è lui che lascia andare.
È una cosa che accade in quanto parte di un ciclo che si compie da solo.
Non potrebbe essere altrimenti: se avesse facoltà di trattenerle, e se decidesse di farlo, non ci sarebbe spazio per la nuova linfa e i nuovi germogli di lì a qualche mese.
Per te vale lo stesso. Il lasciare andare non è un’azione che puoi decidere a tavolino, quando ti siedi con il tuo quaderno e tagli i rami secchi.
È parte di un ciclo.
È quello che ci insegna il Metallo ogni anno in questo periodo, quando guardiamo estasiati il foliage e i suoi colori senza pensare che anche noi dovremmo fare la stessa cosa:
Togliere quello che non serve più e che, anzi, se venisse trattenuto sarebbe nocivo.
Lasciare andare non è un fenomeno isolato dal resto. È la conseguenza naturale di un ciclo che ha un inizio, una fine e un nuovo inizio.
Se fai fatica a lasciare andare qualcosa (o qualcuno), forse è perché il ciclo non è ancora compiuto, o perché, nelle fasi precedenti, le varie energie non si sono espresse come avrebbero voluto.
Naturalmente il mio non è un invito a trattenere e a rimanere in situazioni che non vanno e sono diventate tossiche, ma a riflettere sul fatto che dentro di te non c’è solo la volontà: ci sono altre forze con le loro richieste e le loro necessità, e ognuna chiede il suo spazio e la tua attenzione.
Quando il Metallo sta bene, si esprime, fluisce e ha trovato la sua dimensione, lasciare andare diventa una cosa naturale, che racchiude in sé quel poco di dolore che accompagna ogni distacco, ma che non soffoca in una morsa di sofferenza.
In altre parole, si riesce.
Non si fa, ma accade.
E un nuovo ciclo - con i suoi tempi - può ripartire.
Se senti che trattieni qualcosa (o qualcuno), o se hai difficoltà o paura a lasciare andare, riportare in equilibrio il tuo Metallo può aiutarti a sistemare le cose.
Trovi qui tutto l'approfondimento su di lui:
A presto,
Silvia
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